NELLA PAGINA DELLE NARRAZIONI

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BUONA LETTURA

   

Prodi cavalieri, maghi, fate, persone comuni,
che cerchiate ventura o cultura,
orsù dunque che aspettate...

GIUSTO PER INIZIARE

 A volte capita di non riuscire a dire ciò che si pensa.... a volte
capita di non avere l'occasione per farlo.... a volte non se ne ha il
coraggio..e altre ancora si pensa sia meglio tacere ...
Cosa resta? restano tutte quelle parole interrotte che portiamo dentro,
voci soffocate che mai troveranno luce.... e mai potranno portare
cambiamenti. Sono solo note distorte di una melodia portata dal vento a
perpetuo ricordo di cosa avremmo potuto fare o potuto essere, una vita
che scorre nel fiume del passato spinta dalla corrente del dubbio...
il doce-amaro del rimmorso ... del non aver agito.
Così... troppe volte si vive .... così troppe volte cI si nasconde

 

 

Invito alla Follia

La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei.
Dopo il caffè, la Follia propose: "Si gioca a nascondino?".
"Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità.
"Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.
Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare".
Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della
Pigrizia.
"1,2,3.. ".- la Follia comincio’ a contare.

La Fretta si nascose per prima dove le capito’.

La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo di alberi.

La Gioia corse in mezzo al giardino.

La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi.
L'Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso.
La follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era già a novantanove.
"CENTO!" - gridò la Follia - Comincerò a cercare ».
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.
Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto.
E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza.
Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?".
Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo.
Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore.
Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e
cominciò a cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido.
Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio.
La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo
perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.
L'Amore accettò le scuse.

 

 

 

Oggi...........l’Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

 

 

  CHI INVITARE AD ENTRARE?

Una donna stava innaffiando il giardino della sua casa quando vide tre vecchietti con i loro anni di esperienza che stavano di fronte al suo giardino. Ella non li conosceva e disse:'Non mi sembra di conoscervi, ma dovrete essere affamati. Vi prego, entrate in casa così che mangiate qualcosa.'          Essi domandarono: 'Non c'è l'uomo di casa?'  - 'No,' rispose lei, 'non è in casa'. - 'In tal caso, non possiamo entrare' dissero. All'imbrunire, quando il marito rincasò, ella gli raccontò tutto ciò che le era capitato.  - 'Allora, di' loro che son rientrato e, dunque, invitali pure ad entrare!'La donna uscì per invitare i tre uomini a casa. - 'Non possiamo entrare tutti e tre insieme in una casa', spiegaronoi vecchietti. - 'Perché?', volle sapere lei. Uno degli uomini indicò uno dei suoi amici e spiegò: 'Il suo nome è Ricchezza'. Subito dopo indicò l'altro. 'Il suo nome è Successo' 'ed io mi chiamo Amore.' 'Adesso va' dentro e decidi con tuo marito quale di noi tre desiderate invitare a casa vostra.'                               

 La donna entrò in casa e raccontò a suo marito tutto ciò che i tre uomini le avevano detto. Lui si rallegrò e disse: 'Che bello!'. 'Se è così, allora invitiamo Ricchezza,' 'che venga, e riempia la nostra casa!'  Sua moglie non era d'accordo: 'Caro, perché non invitiamo Successo?'                                                                    

La figlia della coppia stava ascoltando dall'altra parte della casa ed entrò di corsa.  'Non sarebbe meglio far entrare Amore?'  'Così la nostra famiglia sarebbe piena di amore:'  'Prendiamo in considerazione il consiglio di nostra figlia', disse il marito alla moglie.  'Va' fuori ed invita Amore perché sia nostro ospite.' La moglie uscì e chiese loro: Chi di voi è Amore?' 'Che venga, per favore, e sia il nostro invitato. Amore si sedette sulla sua sedia e cominciò ad avanzare in direzione della casa. Anche gli altri due si alzarono e lo seguirono. Alquanto sorpresa, la signora chiese a Ricchezza e a Successo: 'Io ho invitato solo Amore: perché venite anche voi?' I tre replicarono insieme: - 'Se avessi invitato Ricchezza o Successo gli altri due sarebbero rimasti fuori, ma giacché hai invitato Amore, laddove egli vada, noi andiamo con lui.' Laddove c'è amore, c'è anche ricchezza e successo.

IL MIO DESIDERIO PER TE CHE LEGGI E':  Dove c'è il dolore, ti auguro Pace e Felicità.  Dove c'è carenza di fiducia in te stesso, ti auguro una fiducia nelle tue capacità di superarla. Laddove ci fosse timore, ti auguro amore e coraggio. Ti auguro che per mezzo di questa storia tu sappia chi invitare ad entrare nella tua casa.

     

  

Due prove del cammino spirituale (Racconto Zen)

Il grande maestro della tradizione sufi, Nasrudin, fu invitato ad una conferenza.

Nasrudin fissò la conferenza per le due del pomeriggio, e fu un enorme successo: i mille posti furono subito esauriti, e più di seicento persone dovettero rimanere fuori, a seguire i lavori attraverso un sistema televisivo a circuito chiuso. Alle due in punto, entrò un assistente di Nasrudin dicendo che, per motivi di forza maggiore, la conferenza sarebbe iniziata in ritardo.

Alcuni si alzarono indigniati, chiesero la restituzione del denaro pagato per il biglietto e se ne andarono.Rimase comunque moltissima gente, sia dentro la sala sia fuori. Alle quattro, il maestro sufi non si era ancora presentato: a poco a poco, le persone cominciarono a lasciare la sala; tutti riebbero i propri soldi. In fin dei conti, l'orario di lavoro stava finendo ed era giunto il momento di tornare a casa. Alle sei, i milleseicento spettatori originari erano ridotti a meno di un centinaio. Fu allora che entrò Nasrudin.

Sembrava completamente ubriaco, e rivolse alcune battute pesanti a una giovane seduta in prima fila. Passata la sorpresa, le persone si indignarono: com'era possibile che, dopo un'attesa di quattro ore, quell'uomo si comportasse in quel modo? Si levarono mormorii di disapprovazione, ma il maestro sufi non vi diede alcuna importanza: urlando, continuò a rivolgersi alla ragazza, dicendole che era sexy; poi la invitò a partire con lui per la Francia. Dopo aver insultato alcune persone che reclamavano, Nasrudin tentò di alzarsi, ma cadde rovinosamente. Indignati, gli astanti decisero di andarsene, dicendo che gli organizzatori erano dei ciarlatani e che avrebbero denunciato quello spettacolo degradante a tutti i giornali.

Nella sala rimasero nove persone. A quel punto, appena il gruppo se ne fu andato, Nasrudin si alzò: era sobrio, i suoi occhi irradiavano una luce soave e dalla sua figura promanava un'aura di rispettabilità e saggezza "Voi siete coloro che dovranno udirmi," disse "Avete superato le due prove più dure del cammino spirituale: la pazienza di aspettare il momento giusto e il coraggio di non provare delusione di fronte a ciò che avete visto. A voi insegnerò..." .

 

 

  

TUTTO QUELLO CHE DIO TI DA' E' PER IL TUO BENE…

C'era una volta un re, che aveva scelto come suo consigliere personale un vecchio saggio, molto saggio, che tuttavia per i suoi detrattori aveva un grosso difetto: qualunque cosa succedesse,  ripeteva : "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…
 Il re sopportava comunque questo suo difetto, perché dai suoi consigli e dalla sua saggezza ricavava sempre grandi vantaggi; per questo motivo, non appena il sovrano usciva dalla reggia, il vecchio saggio seguiva il re ovunque andasse, ma proprio ovunque.
In un giorno di gran pioggia il re si recò dal barbiere, e terminate le operazioni di pulizia del volto, il ragazzo di bottega cominciò la manicure. Mentre stava occupandosi dell'anulare della mano sinistra, vi fu un gran tuono: il ragazzo ed il re sobbalzarono, e nel trambusto, zac, al sovrano venne tagliata la falangetta!!
Strepiti, urla di spavento e di dolore, e la rabbia del re si abbattè sul malcapitato garzone: "In prigione, disgraziato, hai mutilato il tuo re, marcirai in galera per il resto dei tuoi giorni"; ma il vecchio saggio, rimasto imperturbabile fino a quel momento, cominciò la sua litania: " tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…"; il re al colmo della rabbia sbottò : " Basta, mi hai proprio scocciato con queste stupidate, vecchio pazzo, mi stai prendendo in giro, mi hai sempre ingannato in tutti questi anni con queste idiozie, fila in
prigione anche tu, così potrai blaterare le tue lagne fino alla fine dei tuoi giorni!!"
Il giorno dopo il re, per smaltire un pò di rabbia pensò di andare a caccia: ovviamente da solo, visto che il vecchio saggio, che fino al giorno prima era la sua ombra, stava languendo nelle segrete del castello…..Dopo aver un pò gironzolato nella giungla, venne catturato da una setta di adoratori della dea Kali, contentissimi per aver trovato una vittima da sacrificare per la notte del plenilunio.
Il re sbraitò, minacciò , pregò ma non ci fu nulla da fare: a quella gente non importava ne' il rango, ne' il blasone, per loro era semplicemente un uomo da uccidere sull'altare sacro: per cui lo vestirono con la sacra veste, lo cosparsero del sacro unguento, lo legarono sull'altare e mentre il capo stava per affondare nel suo cuore il coltello sacro, si accorse con orrore che alla vittima designata mancava un pezzettino di dito.
Voi sapete come, per essere sacrificato, un corpo deve essere perfettamente integro, pena grandi disgrazie per la comunità tutta, per cui i seguaci lo coprirono d'insulti e sputi e lo lasciarono nella giungla, seminudo e terrorizzato, ma vivo!
Ancora frastornato, il re si avviò verso il castello, e nel tragitto capì:come al solito il vecchio saggio aveva avuto ragione, grazie a quellincidente dal barbiere, la sua vita era stata risparmiata.
Cosa importava un piccolo pezzetto di dito, se paragonato al rischio
che aveva corso? Meglio vivo senza un dito che morto integro, dopotutto!
Arrivato al castello, andò subito alle prigioni, liberò il garzone e si recò dal vecchio saggio, che senza scomporsi meditava nella sua cella: entrò, lo abbracciò e gli disse: " Amico mio, perdonami, che cieco sono stato, mi han rapito i Thugs, mi stavano sacrificando, poi hanno visto che mi mancava un pezzo di dito, e mi hanno lasciato andare: avevi ragione tu, " tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è  per il tuo bene…", perdonami, starai sempre al mio fianco, il mio regno ti appartiene….. Però, scusa un momento, ma per te, che ti ho sbattuto in prigione, umiliato e picchiato, dov'è il bene che Dio t'ha dato in tutto questo?"
Con serenità il vecchio guardò il suo sovrano e candidamente gli rispose:" Vede Maestà se lei non m'avesse messo in prigione, io l'avrei accompagnata a caccia, come sempre, ed a me non manca alcun pezzo di dito..."

 

 

DICONO CHE UN FIUME

Dicono che un fiume, prima di andare a gettarsi in mare,
ha un fremito di paura; 
si volta a guardare indietro per vedere in un colpo d'occhio tutta la sua camminata: i picchi... le montagne...il lungo cammino sinuoso attraverso la foresta... i villaggi...
e vede davanti a sè un oceano tanto grande che entrarvi non significa altro che sparire per sempre.
Ma non c'è alternativa...Il fiume non può tornare indietro,
Il fiume deve rischiare ed entrare nell'oceano...
E' solo quando entra che la paura scompare, solo allora si rende conto che non si tratta di scomparire nell'oceano ma di diventare oceano!
Da un lato è scomparire... ma dall'altro è rinascere!
Così è la vita!...
Non è possibile tornare indietro, ma solamente andare avanti avendo il coraggio di diventare oceano.

 

                   

 

 

Il pesciolino in cerca dell'oceano
Un pesciolino cercava l’oceano e chiedeva informazioni a chiunque incontrasse.
“Scusate” diceva. “Sto cercando l’oceano, sapete dirmi dove posso trovarlo?”
Ma pareva che nessuno lo sapesse.
Finalmente un giorno incontrò un pesce più anziano e saggio che gli rispose:
“Certo che lo so dov’è l’oceano” .
“Dove, dove?”Chiese ansiosamente il pesciolino. “ Ma non vedi? L’oceano è qui,
intorno a te. Ci stai nuotando dentro.”
Ma la risposta non convinse il pesciolino:”Questo non è l’oceano. E’ solo acqua”
Disse fra sé, e nuotò in un'altra direzione alla ricerca di una diversa, più soddisfacente risposta.

(Quante volte non accettiamo l'evidenza solo perchè non ci piace?)


  IL FALCO E IL RAMO  da (listababa@yahoogroups.com)

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al maestro di falconeria perché li addestrasse.
Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.
«E l'altro?» chiese il re.
«Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare.
Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno.
Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli il cibo».
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.
Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté schiodare il falco dal suo ramo.
Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte.
Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.
Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.
«Portatemi l'autore di questo miracolo» ordinò
 Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.
«Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei  un mago, per caso?» gli chiese il re.
Intimidito e felice, il giovane spiegò:
«Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare!»

 

LA CORDA DELLO SCALATORE
 
La storiella di oggi  parla di uno scalatore che voleva scalare la montagna più alta. Dopo moltissimi anni di preparazione iniziò la sua avventura. Poiché non desiderava dividere con qualche altra  persona la gloria dell’impresa, decise di scalare la montagna da solo.. Dopo un intero giorno di fatica, la notte scese profonda sulle alte vette, tanto che l’uomo non riusciva a vedere nulla. Tutto era scuro. Zero visibilità,  perché anche la luna e le stelle erano completamente offuscate dalle nuvole. Il nostro scalatore era ormai giunto a pochi metri dalla vetta della montagna, quando mise un piede in fallo e cadde nel vuoto, precipitando a grande velocità. Man mano che precipitava lo scalatore poteva vedere solo puntini neri e la terribile sensazione di essere risucchiato dalla forza di gravità. Continuò a precipitare ed in quei momenti di grande paura gli tornarono in mente tutti gli episodi buoni e cattivi della sua vita. Mentre sentiva la sua fine farsi sempre più vicina, improvvisamente senti la corda stringergli il suo torace in modo molto stretto, mentre il suo precipitare si fermava improvvisamente. Tutto ad un tratto il suo corpo si trovò sospeso in aria….trattenuto solo dalla fune.  In quel momento disperato l’unica cosa che fu in grado di dire fu :” MIO DIO AIUTAMI TU”.
All’improvviso una voce che proveniva dal cielo rispose:
 “Cosa vuoi che IO faccia”
 “MIO DIO …SALVAMI”
“Veramente credi che IO possa salvarti?”
 “CERTAMENTE lo credo”
“ALLORA TAGLIA LA FUNE CHE TI TIENE LEGATO ALLA VITA!”
CI fu un momento di silenzio, ma poi lo scalatore decise di legarsi ancora più stretto.
Il finale della storia è il seguente: il giorno seguente lo scalatore venne trovato morto congelato…. con il corpo strettamente legato alla fune….. a solo mezzo metro dal suolo!
E voi?  Come siete attaccati alla vostra fune? Avreste tagliato la corda come aveva suggerito DIO?
Non dovreste mai dubitare delle cose che vi vengono da Dio. Non dovreste mai pensare che Egli vi ha scordato o peggio ancora abbandonato. Non pensate mai, neanche per un momento che Egli non si prenda cura di voi.  Ricordatevi che egli vi tiene sempre con la Sua mano destra…….

                                                 

LA  PICCOLA  ANIMA  E  IL  SOLE

  C’era una volta, in un  luogo fuori dal tempo, una Piccola Anima che disse a Dio:

  - Ma è meraviglioso! E dimmi, chi sei? – chiese il Creatore.

- Sono la Luce!

Il volto di Dio s’illuminò di un grande sorriso:

- E’ proprio vero! Tu sei la Luce.

La Piccola Anima si sentì tanto felice, perché aveva finalmente scoperto quello che tutti i suoi simili nel Regno avrebbero dovuto immaginare.

- Oh! – mormorò – è davvero fantastico!

Ben presto però, sapere chi era non fu più sufficiente. Sentiva crescere dentro di sé una certa agitazione, perché voleva essere ciò che era. Tornò quindi da Dio (un’idea niente male per chiunque desideri essere Chi E’ in Realtà) e, dopo aver esordito con un “Ciao, Dio!” domandò:

- Adesso che so Chi Sono, va bene se lo sono? 

E Lui rispose:

- Intendi dire che vuoi essere Chi Sei Già?

- Beh, una cosa è saperlo ma quanto ad esserlo veramente…..Insomma, io voglio capire come ci si sente nell’essere la Luce!

- Ma tu sei la Luce! – ripeté Dio, sorridendo di nuovo.

- Sì, ma voglio scoprire che cosa si prova! – piagnucolò la Piccola Anima.

- Eh, già – ammise il Creatore nascondendo a malapena una risatina – avrei dovuto immaginarmelo. Hai sempre avuto un grande spirito d’avventura. Però – aggiunse cambiando espressione – però c’è un piccolo problema…

- Di che si tratta?

- Ebbene, non c’è altro che Luce. Vedi, io ho creato solo ciò che sei e, di conseguenza, non posso suggerirti nulla per sentire Chi Sei, perché non c’è niente che tu non sia.

- Ehhh? – balbettò la Piccola Anima che, a quel punto, faceva fatica a seguirlo.

- Mettiamola in questo modo – spiegò Dio – Tu sei come una candela nel Sole. Oh, esisti, indubbiamente. In mezzo a milioni di miliardi di altre candele che tutte insieme lo rendono ciò che è. Ed il Sole non sarebbe il Sole senza di te. Senza una delle sue fiammelle, rimarrebbe una semplice stella perché non risulterebbe altrettanto splendente. E, dunque, la domanda è questa: ‘Come fare a riconoscersi nella Luce quando se ne è circondati?’

- Ehi, - protestò la Piccola Anima – il Creatore sei tu. Escogita una soluzione!

Lui sorrise di nuovo.

- L’ho già trovata! – affermò – Dal momento che non riesci a vederti come Luce quando sei dentro la Luce, verrai sommersa dalle tenebre.

- E che cosa sarebbero queste tenebre?

- Sono ciò che tu non sei – fu la sua risposta.

- Mi faranno paura?

- Solo se sceglierai di lasciarti intimorire – la tranquillizzò Dio – In effetti, non esiste nulla di cui avere paura, a meno che non sia tu a decidere altrimenti. Vedi, siamo noi ad inventarci tutto. A lavorare di fantasia.

- Ah, se è così! – fece un sospiro di sollievo la Piccola Anima.

Poi Dio proseguì, spiegando che si arriva alla percezione delle cose quando ci appare il loro esatto opposto.

- E questa è una vera benedizione - affermò – perché, se così non fosse, tu non riusciresti a distinguerle. Non capiresti che cos’è il Caldo senza il Freddo, né che cos’è Su se non ci fosse Giù, né Veloce senza Lento. Non sapresti che cos’è la Destra in mancanza della Sinistra e neppure che cosa sono Qui e Adesso, se non ci fossero Là e Poi. Perciò – concluse – quando le tenebre saranno ovunque, non dovrai agitare i pugni e maledirle. Sii piuttosto un fulgore nel buio e non farti prendere dalla collera. Allora saprai Chi Sei in Realtà, ed anche tutti gli altri lo sapranno. Fa’ che la tua Luce risplenda al punto da mostrare a chiunque quanto sei speciale!

- Intendi dire che non è sbagliato fare in modo che gli altri capiscano il mio valore? – chiese la Piccola Anima.

- Ma naturalmente! – ridacchiò Dio – E’ sicuramente un bene! Rammenta, però, che “speciale” non significa “migliore”. Tutti sono speciali, ognuno a modo proprio! Tuttavia, molti lo hanno dimenticato. Capiranno che è buona cosa esserlo nel momento in cui lo comprenderai tu.

- Davvero? – esclamò la Piccola Anima danzando, saltellando e ridendo di gioia – Posso essere speciale quanto voglio?

- Oh, sì! E puoi iniziare fin da ora – rispose il Creatore che danzava, saltellava e rideva a sua volta - In che modo ti va di esserlo?

- In che modo? Non capisco.

- Beh, - suggerì Dio – essere la Luce non ha altri significati, ma l’essere speciali  può essere interpretato in vari modi. Lo si è quando si è teneri, o quando si è gentili, o creativi. E ancora, si è speciali quando ci si dimostra pazienti. Ti vengono in mente altri esempi?

La Piccola Anima rimase seduta per qualche istante a riflettere.

- Ne ho trovati un sacco! – esclamò infine – Rendersi utili, e condividere le esperienze, e comportarsi da buoni amici. Essere premurosi nei confronti del prossimo. Ecco, questi sono modi per essere speciali!

- Sì! – ammise Dio – e tu puoi sceglierli tutti, o trovare qualsiasi altro modo di essere speciale che ti vada a genio, in ogni momento. Ecco che cosa significa essere la Luce.

- So cosa voglio essere, io so cosa voglio essere! – annunciò la Piccola Anima sprizzando felicità da tutti i pori – E voglio essere quella parte che viene chiamata “essere disposti al perdono”. Non è forse speciale essere indulgenti?

- Oh, certo – assicurò Dio – è molto speciale!

- Va bene, è proprio quello che voglio essere. Voglio saper perdonare. Voglio Fare Esperienza in questo modo.

- C’è una cosa però che dovresti sapere.

La Piccola Anima fu quasi sul punto di perdere la pazienza. Sembrava ci fosse sempre qualche complicazione.

- Che c’è ancora? – ribatté con un sospiro.

- Non c’è nessuno da perdonare – disse Dio.

- Nessuno? – era difficile credere a ciò che aveva appena udito.

- Nessuno – ripeté il Creatore – Tutto ciò che ho creato è perfetto. Non esiste anima che sia meno perfetta di te. Guardati attorno!

Solo allora la Piccola Anima si rese conto che si era radunata una grande folla. Tanti altri suoi simili erano arrivati da ogni angolo del Regno perché si era sparsa la voce di quella straordinaria conversazione con Dio e tutti volevano ascoltare. Osservando le innumerevoli altre anime radunate lì intorno, non poté fare a meno di dare ragione al Creatore. Nessuna appariva meno meravigliosa, meno magnifica o meno perfetta. Tale era il prodigio di quello spettacolo e tanta era la Luce che si sprigionava tutt’attorno, che la Piccola Anima riusciva a malapena a tenere lo sguardo fisso sulla moltitudine.

- Chi, dunque, dovrebbe essere perdonato? – tornò alla carica Dio.

- Accidenti, mi sa proprio che non mi divertirò! Mi sarebbe tanto piaciuto essere Colui Che Perdona. Volevo sapere come ci si sente ad essere speciali in quel senso.

La Piccola Anima capì, in quel momento, che cosa si prova ad essere tristi. Ma un’Anima Amica si fece avanti tra la folla e disse:

- Non te la prendere, io ti aiuterò!

- Dici davvero? Ma che cosa puoi fare?

- Ecco, posso offrirti qualcuno da perdonare!

- Tu puoi?

- Certo! Posso venire nella tua prossima vita e fare qualcosa che ti consentirà di dimostrare la tua indulgenza.

- Ma perché? Per quale motivo? – chiese la Piccola Anima – Sei un essere di suprema perfezione! Puoi vibrare ad una velocità così grande da creare una Luce tanto splendente da impedirmi quasi di guardarti! Che cosa mai potrebbe indurti a rallentare le tue vibrazioni fino ad offuscarla? Che cosa potrebbe spingere te, che sei in grado di danzare in cima alle stelle e di viaggiare per il Regno alla velocità del pensiero, a calarti nella mia vita e divenire tanto pesante da compiere questo atto malvagio?

- E’ semplice! – spiegò l’Anima Amica – Perché ti voglio bene.

Sentendo quella risposta, lo stupore invase la Piccola Anima.

- Non essere tanto meravigliata, Piccola Anima. Tu hai fatto lo stesso per me. Davvero non ricordi? Oh, abbiamo danzato insieme molte volte, tu ed io. Nel corso di tutte le età del mondo e di ogni periodo storico, abbiamo ballato. Abbiamo giocato per tutto l’arco del tempo ed in molti luoghi. Solo che non te ne rammenti. Entrambe siamo state Tutto. Siamo state Su e Giù, la Sinistra e la Destra, l’Adesso e il Poi; ed anche maschio e femmina, bene e male; siamo ambedue state la vittima e l’oppressore. Ci siamo incontrate spesso, tu ed io, in passato; ed ognuna ha offerto all’altra l’esatta e perfetta opportunità di Esprimersi e di fare Esperienza di Ciò che Siamo in Realtà. E quindi – continuò a spiegare l’Anima Amica – io verrò nella tua prossima vita e, questa volta, sarò il ‘cattivo’. Commetterò nei tuoi confronti qualcosa di veramente terribile, e allora riuscirai a provare come ci si sente nei panni di Colui Che Perdona.

- Ma che cosa farai – domandò la Piccola Anima, leggermente a disagio - da risultare tanto tremendo?

- Oh – rispose l’Anima Amica strizzando l’occhio – ci faremo venire qualche bella idea!

Poi soggiunse a voce bassa:

- Sai, tu hai ragione riguardo ad una cosa.

- E quale sarebbe?

- Dovrò diminuire alquanto le mie vibrazioni ed aumentare a dismisura il mio peso per commettere questa brutta cosa. Mi toccherà fingere di essere ciò che non sono. E quindi, ti chiedo in cambio un favore.

- Oh, qualsiasi cosa, qualsiasi cosa! – gridò la Piccola Anima, che intanto ballava e cantava: “Riuscirò a perdonare, riuscirò a perdonare!”

Poi si rese conto del silenzio dell’Anima Amica e allora chiese:

- Che cosa posso fare per te? Sei davvero un angelo, sei così disponibile ad accontentarmi!

- E’ naturale che sia un angelo! – li interruppe Dio – Ognuno di voi lo è! E rammentatelo sempre: Io vi ho mandato solo angeli.

A quel punto la Piccola Anima sentì ancora più forte il desiderio di esaudire la richiesta e chiese di nuovo:

- Che cosa posso fare per te?

- Quando ti colpirò e ti maltratterò, nell’attimo in cui commetterò la cosa peggiore che tu possa immaginare, in quello stesso istante…

- Sì? Sì?

- Dovrai rammentare Chi Sono in Realtà – concluse gravemente l’Anima Amica.

- Oh, ma lo farò! - esclamò la Piccola Anima – lo prometto! Ti ricorderò sempre così come sei qui, in questo momento!

- Bene – commentò l’Anima Amica – perché, vedi, dopo che avrò finto con tanta fatica, avrò dimenticato chi sono. E se non mi ricorderai per come sono, potrei non rammentarmelo per un sacco di tempo. Se mi scordassi Chi Sono, tu potresti addirittura dimenticare Chi Sei, e saremmo perdute entrambe. E allora avremmo bisogno di un’altra anima che venisse in nostro soccorso per rammentarci Chi Siamo.

- No, questo non accadrà! – promise la Piccola Anima – Io ti ricorderò! E ti ringrazierò per avermi fatto questo dono: l’opportunità di provare Chi Sono.

Quindi, l’accordo fu fatto. E la Piccola Anima andò verso una nuova vita, felice di essere la Luce e raggiante per la parte che aveva conquistato, la Capacità di Perdonare. Attese con ansia ogni momento in cui avrebbe potuto fare questa esperienza per ringraziare l’anima che, con il suo amore, l’aveva resa possibile. E in tutti gli istanti di quella nuova vita, ogniqualvolta compariva una nuova anima a portare gioia o tristezza – specialmente tristezza – ricordava quello che aveva detto Dio. “Rammentatelo sempre” aveva affermato con un sorriso “Io vi ho mandato solo angeli”.

 

 

 

 

 

I Gemelli ed il Mondo addormentato

 

 

Questa è una storia che tutti i bambini e gli angeli si raccontano prima di andare a dormire,

per ricordarsi da dove vengono e a cosa servono.

 

C’era una volta, in un tempo immobile, un mondo interamente ricoperto dai ghiacci.

Tutti gli abitanti del pianeta, congelati in un giorno senza tempo,

apparivano come statue bloccate nei movimenti che quotidianamente avevano svolto.

Chi era stato colto nel sonno dormiva, chi mangiava mangiava, chi lavorava lavorava.

Solo che non si rendevano conto di farlo per l’eternità.

L’Indifferenza, sovrana del gelo, sedeva sul suo trono sul tetto del mondo

ed osservava il suo capolavoro: un globo inerte che presto sarebbe precipitato in un buco nero

senza fondo.

 

La Madre Terra era seduta all’interno del suo pianeta, e immaginava le stelle girare.

Il futuro appena passato l’aveva costretta a rifugiarsi nel cuore del mondo,

dove silenziosa continuava a battere la vita nascosta.

Sul suo volto si rifletteva il sogno di un mondo differente, su cui avrebbe regnato l’armonia,

un mondo in cui gli uomini si sarebbero di nuovo presi cura di loro stessi e degli altri.

 

C’era stato un tempo, ed un altrove, in cui il mondo era apparso diverso

da come appariva in quel momento.

In quel tempo, la Terra aveva desiderato molto dei figli senza riuscire ad averne.

Un giorno, ella si era arrampicata sul profilo del mondo,

per affidare al vento i propri timori e le proprie preghiere segrete.

Durante la discesa, le accadde di incontrare una vecchia cieca che filava seduta ad un bivio,

con le spalle appoggiate ad un grande albero.

“Ho sentito dire che vorresti avere dei figli” disse l’anziana donna.

“E’ vero” rispose la Terra “Vorrei che qualcuno, dopo di me, guidasse il Mondo

verso un futuro nato dai sogni degli uomini”. 

“Ebbene” continuò la vecchia “Se mangerai di queste erbe che io ti darò,

tu potrai generare due gemelli.

Devi però sapere che, non appena saranno cresciuti, essi dovranno abbandonarti

per decidere delle sorti del Mondo.

Tu non potrai opporti, e dovrai lasciarli partire.”

La Terra accettò di buon grado, e strinse il patto con l’anziana donna.

La cieca, che la Madre aveva silenziosamente riconosciuto,

altri non era che l’Eternità, che tutto sapeva dell’inizio e della fine dei tempi.

 

Ora, che l’attimo del parto che avrebbe dato origine ad una nuova vita,

e forse al cambiamento, si avvicinava, la pancia cominciava a pesarle.

Chiuse gli occhi e tornò a pensare alle stelle, ed il dolore le sembrò quasi sopportabile.

Il fiume di lava che scorreva davanti ai suoi piedi avrebbe accolto la nuova vita,

e sarebbe stata la prima cosa che i gemelli avrebbero visto insieme al suo volto.

Non fu difficile, solo faticoso.

I due gemelli, un maschio ed una femmina, si alzarono in piedi.

La Madre terra vide la pelle color del cielo e seppe che tutto era iniziato.

 

Passò un mese ed un giorno.

I gemelli impararono dalla Madre tutto quello che c’era da sapere sull’amore,

e sulla loro presenza sul Pianeta.

Con il passare dei giorni, i bambini conobbero dalla madre tutte le bugie, gli inganni,

e le antiche false credenze che la Gelida Indifferenza aveva chiamato al suo cospetto

per ridurre il mondo in quello stato.

Mano a mano che la Madre raccontava del futuro appena passato,

la pelle dei bambini mutava, cambiando colore.

Un giorno, i gemelli si spogliarono della vecchia pelle, che rimase informe

e senza colore sul terreno.

Fu quel giorno che la Madre chiamò accanto a se i figli e disse loro:

“ Voi siete stati generati per la salvezza del mondo, e costituite

l’ultima speranza per il Pianeta.

Il tempo che mi è stato concesso dall’Eternità per darvi alla luce e crescervi è finito,

ed è giunta l’ora che il rientri nel centro del mondo.

Voi soltanto potete far tornare in vita questo immenso paese congelato

ed addormentato da se stesso, ed io non posso né indicarvi la strada da seguire,

né accompagnarvi lungo il cammino che conduce verso l’esterno.

Il mio dovere è  tornare alla sorgente del fiume di lava, nel luogo in cui tutto ha origine,

per nascondere e tenere al sicuro il cuore della terra.”

Ciò detto, la Madre diede loro le spalle, e si addentrò nelle profondità del pianeta.

In un tempo che corrisponde ad un battito di ciglia, i gemelli decisero di partire.

Si sedettero, e iniziarono a cercare una soluzione per raggiungere la superficie del mondo.

Mentre discutevano sul da farsi, il fiume di lava, rimasto muto fino a quell’istante,

li chiamò per nome.

Li pronunciò con chiarezza, uno alla volta.

I bambini si avvicinarono spaventati e sorpresi al ribollire delle acque.

Essi conoscevano dai racconti della Madre la potenza del fuoco,

e si inchinarono timorosi sulle sue rive, chiedendosi come fosse possibile

che si rivolgesse proprio a loro.

Il fiume di lava disse: “Non abbiate paura, avvicinatevi. Lasciate che vi racconti.

All’origine dei tempi la Salamandra, custode del fuoco eterno,

fece un incantesimo per difendere il cuore della Terra.

Essa predispose che nessun essere freddo potesse raggiungere il centro del mondo

per minacciarlo, e perché ciò avvenisse lo isolò con uno strato interno di lava

che non consentisse l’ingresso a nessuno se non alla Madre Terra

nel caso in cui avesse dovuto nascondersi.

Decise poi che soltanto chi  fosse nato sulle mie rive e avesse visto il magma

al momento della nascita avrebbe ricevuto in dono la capacità di sopravvivere al calore

e quella di poter generare calore ovunque volesse.

Vi conosco e vi aspetto da sempre.

Poi si aprì per consentire ai gemelli di alimentare delle torce

che avrebbero rischiarato la via durante il viaggio, e disse loro che,

per giungere ai confini del mondo sotterraneo, avrebbero potuto seguire il suo corso.

Essi ringraziarono dunque il fiume, e si misero in cammino.

 

Passò un mese ed un giorno, ed i fratelli, stanchi ed affamati,

raggiunsero l’ingresso che conduceva alla superficie del mondo.

Salutarono il fiume, che proseguì lungo un percorso nascosto

per proteggere lo strato interno del pianeta, ed uscirono all’aperto.

Il gelo che li accolse li assalì di sorpresa.

Un vento glaciale, che secondo il volere della suprema Indifferenza

sorvegliava la scorza del pianeta, li travolse.

I due bambini, intimoriti, tornarono indietro, e si addormentarono senza forze all’imboccatura dell’uscita.

 

Nel sonno profondo fecero un sogno.

Apparve loro un’isola volante, che vagava sospesa nel tempo e nello spazio.

Sull’isola, poggiati, appesi, distesi, disposti secondo un criterio sconosciuto,

stavano oggetti di cui i gemelli non comprendevano la funzione.

Con gli occhi sgranati, rapiti dalla bellezza del volo, i due bambini abbracciati

seguirono con lo sguardo il librarsi dell’isola, dalla quale fuoriusciva una voce

che ripeteva loro “Visitate il cielo.

Qui sono racchiusi tutti i sogni e le speranze degli uomini del pianeta congelato.

I raccoglitori di sogni li hanno salvati impedendo loro di perdersi,  li hanno

condotti qui prima che il mondo sprofondasse nel sonno.

Qui i sogni attendono che gli abitanti si sveglino, per tornare ad infondere la speranza nel mondo.

” Nel sogno, che non era solo un sogno, i gemelli riconobbero la voce della Madre Terra

e per un istante sembrò loro di vederla indicare un pianeta diverso,

così come doveva essere prima dell’arrivo dell’indifferenza.

Poi, ponendo una mano sul viso di ciascuno dei due figli, sembrò che Lei dicesse:

“Non cedete al sonno, o verrete congelati a vostra volta.

Non temete di non riuscire, potete essere gli unici a riportare i colori nel mondo.”

Infine, nel sogno, la Madre batté la mani, e d’improvviso un arcobaleno circolare

seguì il profilo della Terra, e tutti gli esseri umani gioirono nel vederlo. 

La visione svanì, ed  gemelli si svegliarono di soprassalto.

“Abbiamo rischiato di dormire per sempre” disse uno dei due.

“E’ora di andare”, disse l’altra. E, dandosi la mano, uscirono nuovamente allo scoperto.

 

Invocando la potenza del fuoco, iniziarono a sciogliere con le mani i ghiacci eterni.

Mano a mano che il mondo riprendeva colore e forma,

il cambiamento veniva notato dalle sfere celesti.

Soltanto l’Indifferenza, certa del fallimento dei gemelli, sedeva impassibile sul suo trono.

Gli abitanti dei pianeti vicini, videro l’acqua colare dal profilo del mondo,

e capirono che qualcosa di incredibile stava succedendo.

I regni confinanti inviarono dunque sulla Terra dei Messaggeri

che giunsero camminando, volando, rotolando, barcollando sui trampoli.

Essi recarono in dono da parte dei loro Sovrani colori accesi, pezzi di luce,

bolle di sapone e quanto di più prezioso fosse nascosto nell’Universo.

I doni, accompagnati da lettere scritte in grafie incomprensibili

che solo i bambini riescono a decifrare, preannunciavano l’arrivo di Angeli

che sarebbero accorsi sul Pianeta per sostenere i gemelli nella loro opera.

Quando gli Angeli giunsero sul Pianeta, si assistette ad un miracolo.

Scivolando silenziosi, essi si diedero a sciogliere i ghiacci.

In tutti i punti in cui passava un angelo si sprigionava una musica armoniosa,

ed il ghiaccio si disfaceva in arabeschi sottili.  Il risveglio della natura precedette quello degli uomini.

Al passaggio degli Esseri eleganti e delicati, i bambini videro spuntare dal ghiaccio

fiori e piante, che la neve sciogliendosi avvolse in un caleidoscopio colorato.

 

Mentre gli Angeli ed i bambini scongelavano i ghiacci, un grande fermento si impossessò del Pianeta Terra.

Chi si era addormentato dormendo si svegliava,

chi era stato sorpreso dal ghiaccio durante un movimento lo continuava,

e tutti, proprio tutti gli uomini, si sorpresero.

Essi ritrovarono il contatto con la propria natura, meravigliandosi di poter provare sentimenti,

di notare per la prima volta gli occhi e le fattezze di chi li circondava,

di svolgere le attività più banali, di scorgere i colori del mondo.

 

L’Indifferenza intanto, sicura di se e del suo successo,

non pensava che il risveglio potesse essere portato a compimento.

Così, crogiolandosi nella sua presunzione, si addormentò, e non si accorse che,

mano a mano che il mondo si scongelava, lei stessa si scioglieva, squagliandosi come neve al sole.

Quando aprì gli occhi, era troppo tardi.

Le rotolarono via increduli, fissando un enorme arcobaleno che riempiva il cielo. 

 

I bambini e gli Angeli, felici, abbracciarono gli abitanti della Terra,

e donarono loro un cibo speciale, che avrebbe permesso a lungo

di mantenere il calore all’interno delle anime.

Ebbe così inizio un banchetto a cui tutti parteciparono,

condividendo ciò che avevano riscoperto dal momento del risveglio. 

Fu a quel punto che si sentì un gran fragore.

Da una spaccatura della superficie tutti videro

la Madre Terra emergere dal centro del pianeta, abbracciare i suoi figli,

danzare con gli Angeli e sorridere finalmente e di nuovo, alle stelle.  

   

 

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